Dott.ssa Laura Giannì

Difetti refrattivi

La miopia è il difetto della vista più frequente che comporta una difficoltà di messa a fuoco degli oggetti lontani. È causata, in genere, da un eccessiva lunghezza dell’occhio e, più raramente, da una cornea o da un cristallino troppo curvi; i raggi luminosi prevenienti dagli oggetti lontani che entrano nell’occhio miope vengono così messi a fuoco davanti alla retina, nel vitreo, dopo di che cominciano a divergere, formando un immagine sfocata a livello retinico. Parliamo di miopia lieve quando il difetto non supera le 4-5 diottrie, di miopia media sino a 8-9 diottrie, di miopia elevata al di sopra di questi valori (sino a 30 e più diottrie).

L’ipermetropia escluse la rare cause da addebitare al cristallino, è in genere provocata da una cornea eccessivamente piatta oppure da un bulbo troppo corto. Nell’occhio che non è in grado di accomodare, ovvero di aumentare la curvature del cristallino e quindi la convergenza del fascio di luce che arriva all’occhio (ad esempio in un soggetto che ha superato i 60 anni, oppure con la pupilla dilatata dai colliri), la radiazione luminosa viene messa a fuoco dietro la retina e la visione dell’ipermetrope risulta annebbiata a tutte le distanze, ma soprattutto da vicino. Quando viene compensata dall’accomodazione (nei gradi lievi e nei soggetti giovani), l’ipermetropia può rimanere asintomatica e quindi nascosta a lungo, oppure essere rivelata soltanto da sintomi di affaticamento (nausea, pesantezza oculare, cefalea, vertigini, improvvise eclissi visive, bruciori oculari, difficoltà di concentrazione, tendenza allo strabismo convergente) legati all’eccesso esercizio del muscolo ciliare, che viene sollecitato anche in condizioni che normalmente sono di riposo funzionale, come ed esempio guardare lontano, all’orizzonte. L’ipermetropia viene definita moderata sotto le 4-5 diottrie, elevata per valori diottrici superiori alle 6 diottrie.

L’astigmatismo è una condizione ottica molto comune causata, tranne in rari casi di responsabilità del cristallino o della retina (malformazioni, traumi….), da una peculiare conformazione topografica della cornea, che ha un aspetto ovaloide anziché sferico. L’immagine retinica nell’occhio astigmatico non si forma in un punto preciso (dal greco stigma=punto), ma lungo un intervallo di visione sfocata. Si tratta per lo più di un’anomalia congenita, individuabile sin dai primi anni di vita e che si modifica pochissimo nel corso degli anni (astigmatismo primitivo) oppure secondaria a traumi o a interventi chirurgici (per patologia tipo cataratta, glaucoma, distacco di retina, trapianto di cornea, ma anche per complicazioni successive a interventi di chirurgia refrattiva male eseguiti).

Viene definita anisometropia la situazione in cui il difetto visivo è presente con diversa gradazione nei due occhi. Quando la differenza supera i limiti di compatibilità del nostro cervello, il soggetto vi ovvia escludendo le informazioni provenienti dall’occhio più ametrope, chiudendolo, oppure eliminando l’immagine meno valida, attraverso un meccanismo di “soppressione”, stratagemma che però comporta l’impoverimento funzionale dell’occhio escluso, che rimane “pigro”. In questi casi, ove sia intollerabile o non praticabile la compensazione del difetto mediante lenti a contatto, la chirurgia refrattiva con il laser ad eccimeri si impone come indicazione elettiva, per evitare la cosiddetta ambliopia “da non uso” dell’occhio più penalizzato e la possibilità che questo, oltre che pigro, diventi strabico.

La presbiopia, il venir meno all’accomodazione con il passare degli anni, non va considerato un vero difetto visivo ma un fenomeno fisiologico; intorno ai 45 anni l’occhio normale (emmetrope) continua a vedere bene da lontano, ma comincia ad allontanarsi il punto prossimo di visione confortevole per vicino. Si deve allora ricorrere a lenti positive convergenti che mettono a fuoco, ingrandendo leggermente, i caratteri più piccoli. I soggetti ipermetropi vedono anticipati i segni della presbiopia, il cui valore diottrico si somma a quello dell’ipermetropia, aumentando lo spessore della lente prescritta; i miopi invece devono sottrarre il valore diottrico della presbiopia a quello dell’occhiale usato per lontano per poter leggere.